“Quando viviamo fino in fondo la nostra vita, non vi sono cose quali il superiore e l’inferiore, le circostanze positive o negative, la fortuna o la sventura. Vi è solo il gusto del grande oceano della vita.” (Uchiyama Roshi)
E’ una frase difficile, che può sembrare tanto assurda quanto ovvia.
Qualcuno potrebbe ribellarsi sdegnato a queste parole, perché superiore e inferiore, positivo e negativo, fortuna e sventura sono categorie che occupano poli opposti nei nostri pensieri.
In alternativa, potremmo sentirci del tutto d’accordo con il loro autore, cedendo nella retorica del “non esistono cose positive o negative, tutto dipende da come le guardi“.
Dal mio punto di vista di psicoterapeuta, entrambe queste visioni sono rispettabili e almeno in parte veritiere: gli opposti fanno parte del dinamismo della vita e il punto di vista che abbiamo sulle cose può farci cambiare radicalmente il modo in cui le valutiamo.
D’altro canto, credo che il significato di questa frase le trascenda e si avvicini a quello che è la meta più elevata di un percorso di psicoterapia: vivere pienamente la complessità dell’esistenza.
Quando ci si approccia ad una psicoterapia, il più delle volte, lo si fa per risolvere un problema. Che si tratti di un sintomo, di una dinamica interpersonale o del desiderio di conoscersi meglio, l’obiettivo è quello di modificare qualcosa. Si vuole trasformare ciò che viene percepito come negativo in positivo, qualcosa che è disfunzionale in funzionale. Si parte dall’idea che la vita non stia andando per il verso giusto. E se lo si sente è probabile che sia davvero così. E’ necessario allora sciogliere dei nodi, attuare nuove strategie, scandagliare le profondità del proprio essere.
Eppure, se ci aspettiamo di trovare soluzioni definitive o di trovare un’eterna positività, tale aspettativa è probabilmente destinata ad essere disattesa. La nostra tendenza “a risolvere” ci porta a desiderare sì il cambiamento…un cambiamento che però una volta raggiunto sia definitivo.
Ma la vita muta e con essa mutiamo noi.
“Il grande oceano della vita” può sembrare immobile, invece è attraversato da correnti, popolato di organismi, animato dal costante movimento della risacca. Vivere pienamente allora significa imparare a nuotare in quell’oceano consapevoli della sua complessità. Sapere che il nostro corpo sarà sempre soggetto ai suoi movimenti e sollecitato dai suoi innumerevoli abitanti.
La psicoterapia può aiutarci di volta in volta ad affrontare le singole sfide che l’oceano ci propone, liberandoci dalle reti in cui siamo rimasti impigliati o trovando un’isola più sicura sulla quale trovare un nuovo equilibrio. Ma l’obiettivo a cui tendere è creare il proprio modo di nuotare nella complessità.
Superiore e inferiore, positivo o negativo, fortuna e sventura saranno allora valutazioni tanto necessarie quanto transitorie, destinate a trasformarsi tra le onde. L’obiettivo non sarà raggiungere una certezza definitiva o eliminare ogni pericolo dall’acqua. L’obiettivo sarà fare quello per cui siamo nati: vivere.
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