Antidoti alla paura

Da molti mesi ormai ci troviamo di fronte a situazioni ed eventi che con sé una serie di conseguenze difficilmente valutabili e su molteplici piani. Ci scopriamo orfani di molte certezze, privati dell’infantile ma protettiva convinzione di poter controllare il mondo che ci circonda. Ci troviamo spaesati e la nostra capacità, tutta umana, di fare previsioni, viene meno. Il risultato è uno stato di tensione e paura non facile da fronteggiare la cui persistenza ha molte conseguenze sul nostro stato di salute fisica e psichica.

La paura è un’emozione fondamentale, naturale, utile. Fa parte del nostro retaggio più ancestrale e ci tiene al riparo da rischi e pericoli. Nel mondo della natura, le reazioni all’allarme “PERICOLO!” sono tre: attaccare, fuggire, “congelarsi” (come fa la preda che si finge morta per sfuggire al predatore).

Ma come si fa, quando nessuna di queste tre opzioni è possibile e quindi, risolutiva?

Accade allora che, se non possiamo eliminare la fonte della paura, per proteggerci, cerchiamo di eliminare la paura stessa. Tra i meccanismi che inconsciamente privilegiamo per raggiungere questo scopo ci sono la preoccupazione e la distrazione.

Pre-occupazione e distrazione

Preoccupandoci (cioè pre-occupandoci, occupandoci prima) cerchiamo rassicurazioni e mettiamo in atto comportamenti atti a farci sentire più padroni di ciò su cui non abbiamo potere.

Ma il risultato non è quello sperato: catalizzando tutta l’attenzione sul rischio, ci sentiamo sempre più in balia delle circostanze, che sembrano diventare sempre più grandi, preoccupanti, paurose, fuori dalla nostra portata. Anziché diminuire, la paura aumenta.

Distraendoci invece ci spostiamo psichicamente dal luogo della paura, cerchiamo di negarle il suo spazio riempendolo d’altro. Questo dà sollievo, ma non è risolutivo. E’ un po’ come usare un lenzuolo per coprire un elefante. L’elefante non si vede…ma c’è: la paura resta “sottopelle” e trova altri modi per manifestarsi, come irritabilità, insonnia, incubi. Inoltre, negare che il rischio esista porta a non proteggersi adeguatamente e a trovarsi impreparati nel caso si manifesti.

Insomma, questi antidoti alla paura sono in realtà dei falsi alleati.

E allora, cosa possiamo fare?

Prima di tutto possiamo accogliere la paura, naturale compagna dei momenti in cui fronteggiamo l’ignoto. Avere paura significa che il nostro sistema di salvaguardia funziona. Sta a noi poi decidere come affrontare il pericolo di cui essa ci avverte. Possiamo allora 𝘴𝘤𝘦𝘨𝘭𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘦𝘷𝘪𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘳𝘦-𝘰𝘤𝘤𝘶𝘱𝘢𝘳𝘤𝘪, 𝘶𝘴𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘥𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘧𝘪𝘵𝘵𝘪𝘻𝘪𝘢 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘰𝘯𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘤𝘩𝘪 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘣𝘪𝘭𝘪, 𝘦 𝘪𝘯𝘷𝘦𝘤𝘦 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖 “𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑟𝑐𝑖”, rientrando nella dimensione presente. Nel “qui ed ora” possiamo effettivamente agire, facendo anche qualcosa di piccolo, ma concreto, per affrontare la situazione (un esempio su tutti, in questo momento specifico, non sovraesporsi alle notizie, ma scegliere pochi momenti per informarsi da fonti affidabili e certe).

Possiamo poi scegliere di 𝘢𝘥𝘰𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘳𝘪𝘱𝘦𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘯𝘵𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘪𝘶𝘵𝘵𝘰𝘴𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘦𝘯𝘵𝘳𝘪𝘧𝘶𝘨𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. E allora decidere deliberatamente di impegnarci in qualcosa di importante per noi, di piacevole anche, non tanto per cercare di negare la paura quanto perché consapevoli che, anche e soprattutto nei momenti più difficili, abbiamo bisogno di qualcosa che nutra il nostro spirito.

Se quello che hai letto ti è piaciuto o ha stimolato in te riflessioni e domande, scrivimi! Le riflessioni condivise sono sempre più “potenti”.

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