Edward Espe Brown, cuoco e sacerdote zen, racconta questa storia:
“quando era appena stato assunto come tenzo (capo cuoco) nella cucina del centro di Tassajara, in California, decise di preparare dei biscotti. Provò più e più volte, modificando ingredienti e quantità, senza mai essere soddisfatto del risultato: quei biscotti non erano come voleva che fossero! Ma…COME voleva che fossero quei biscotti? Gli venne allora in mente, che da bambino, sua madre gli comprava un impasto per biscotti confezionato, che andava soltanto infornato. Ecco il sapore che stava cercando e che non riusciva a trovare! Resosi conto che la sua insoddisfazione nasceva dalla ricerca di un sapore “di ieri”, provò ad assaggiare uno dei suoi biscotti “di oggi”, scoprendo che, libero da paragoni, era veramente delizioso”
Questa esperienza è una bella metafora: quando qualcosa non è come vorremmo, chiediamoci:
qual è lo standard con cui lo stiamo confrontando?
Quando non siamo contenti di noi stessi, che metro di paragone stiamo utilizzando? Da dove proviene? E soprattutto è (ancora) valido per noi?
Smettere di fare paragoni

Il maestro di Brown, Suzuki Roshi, diceva che il nostro valore è unico, soltanto nostro. E come tale non può mai essere un valore comparativo.
Che paragonarsi a un altro sia semplicemente senza senso, non è poi difficile da capire, razionalmente: noi non siamo quell’altro e mai potremo esserlo.
Come si fa quando la frustrazione deriva dal paragonarci a un'altra versione di noi, magari legata ad un più felice passato o a un auspicato futuro?
In realtà, i modelli positivi e le aspirazioni future possono essere un ottimo stimolo per procedere sul sentiero della vita. Chiamandoci da più o meno lontano invitandoci a percorrere lo spazio tra i noi stessi di oggi e i noi stessi di domani.
“Devo” vs “voglio”
Nella stanza della terapia ogni “devo” rappresenta una porta d’ingresso per interessanti riflessioni per andare alla scoperta dei “biscotti di ieri”, ma anche “di domani” a cui ci andiamo paragonando ed essendo distanti dai quali, soffriamo. Se vuoi parlarne, ti aspetto.